Il nostro lettore racconta la difficoltà di stimolare un ragazzo brillante e la preoccupazione sua e della moglie. Che inevitabilmente lo confrontano con il fratello

di Stefania Medetti

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“I miei figli non potrebbero essere più diversi”, esordisce Giulio, imprenditore edile, papà di Andrea, 23 anni e Mattia di 16 (i nomi sono di fantasia, ndr). “Andrea è sempre stato molto deciso, determinato, sapeva sin da piccolo che avrebbe voluto studiare geologia e, infatti, è l’indirizzo che ha scelto e dove sta per laurearsi. Mattia, invece, è l’esatto opposto”. Il figlio minore, a quanto racconta il padre, non ha un vero interesse. “E non lo cerca nemmeno. Forse questo è il problema maggiore: mi sembra di avere a che fare con una persona apatica, priva di curiosità. Eppure, l’adolescenza dovrebbe essere un momento di ribellioni, di sperimentazione, ma a casa non vediamo nulla del genere. Mattia si limita al piccolo cabotaggio intellettuale e con lui i suoi amici, più interessati al gaming e al mondo virtuale che alla realtà”. Questa situazione genera tensione in famiglia, con la comunicazione che attraversa alti e bassi. “Diciamo che andiamo per tentativi, perché sia io sia mia moglie non sappiamo bene come approcciare la questione. Non vogliamo portare suo fratello come esempio, perché pensiamo che sia demotivante e potrebbe generare frustrazione o un senso di rivalità fra fratelli, ma certo è che in fondo alla nostra mente il confronto rimane ed è inevitabile”.