Se Luciano ha un trentennio di lavoro alle spalle, che gli permette di avere qualche silenziatore in più caricato sulle armi della critica, Amorim si ritrova a non potersi permettere passi falsi alla prima vera partita in Italia. In più c'è il problema di debuttare a Torino, sponda granata, nella nuova brillante versione targata Abate. Il Milan è un cantiere ancora aperto, tra ruoli scoperti e giocatori, anche illustri, che non sanno quale sarà il loro futuro immediato. L'allenatore portoghese, che nella poca felice esperienza allo United ha detto che non cambierebbe sistema di gioco nemmeno se glielo chiedesse il Papa, non deroga dal suo sistema con tre difensori, quattro centrocampisti e due trequartisti alle spalle di Sergio Ramos, sempre più atteso come uno della Provvidenza al centro dell'attacco. Anche perché le incognite non mancano. Cissé è una scommessa, Loftus-Cheek un'incognita. A loro è affidato il supporto alla punta portoghese, insieme alla regia di Modric, affiancato da un centrocampista più difensivo come Musah, e al lavoro a tutta fascia di Chukwueze ed Estupinian. Davanti a Maignan, il nuovo arrivo Gila insieme a Gabbia e Pavlovic. Basterà per una partenza credibile? Lo scopriremo a breve, sperando che, in ogni caso, Amorim abbia le spalle pesanti per sopportare la carica di veleno che attende gli allenatori che provano a dare un gioco offensivo alle proprie squadre, nella splendida cornice del Bel Paese.