C’è una sola certezza: l’Inter, dopo la campagna d’Inghilterra, ha scavato una maggiore distanza rispetto alla concorrenza del torneo precedente. «Ne siamo consapevoli» è la confessione di Chivu, fresco di scudetto. Ha colmato un paio di lacune (difensore centrale più sostituto di Dumfries), il tecnico è una guida collaudata (per premio gli hanno preso il richiesto Jones), unico quesito sul portiere Martinez (ma hanno schierato alle sue spalle l’affidabile Provedel): la missione dichiarata dal presidente Marotta è migliorare in Champions per cancellare la delusione precedente. Vedrete: nelle rotazioni Chivu si comporterà all’opposto del passato torneo (titolari in campionato, alternative in coppa). Diciamola tutta: è l’unica italiana che potrebbe competere con dignità in Premier.Dopo la certezza ci sono le incognite, Juve e Milan in prima fila per vari motivi: 1) è ancora incompleto il loro mercato; 2) l’Europa league di giovedì è una complicazione non da poco; 3) sono ancora numerose le tessere da inserire nel nuovo mosaico. Amorim ha il sostegno dichiarato di Cardinale, Spalletti quello esplicito di Elkann: sono le assicurazioni sulle rispettive panchine. I rossoneri hanno deciso di aggiungere sulla maglia al 7 (numerino nostalgico delle Champions vinte) anche la pecetta che ricorda il Capitano con la maiuscola Franco Baresi (6 per sempre): chissà che non diventi il loro protettore nella stagione tutta da decifrare ma con l’azionista schierato in prima fila a dirigere il mercato e a motivare la truppa (come ha fatto ieri a Milanello).Il Napoli di Allegri è fuori da questo recinto. «Ho ereditato un gruppo ben allenato» il riconoscimento al predecessore. Max ha un obiettivo da centrare (fare meglio di Conte in Champions) cementando le due anime dello spogliatoio (il gruppo dello scudetto e quello successivo con simbolo De Bruyne) non riuscito al tecnico salentino. Il calendario atipico può dargli una mano: si comincia con una volata dei primi 5 turni, poi maxi-sosta di tre settimane per lasciare spazio alla Nazionale di Mancini che ricomincia a scalare una montagna. A proposito: non sembra che la A gli abbia dato una mano. Serve un dato? Gli italiani titolarissimi invece di aumentare, diminuiscono. Un esempio su tutti: Palestra. Un altro esempio? Liberali finito al Como in coda dietro Nico Paz e Baturina. Facciamo il tifo per Zaniolo a Udine. L’incremento degli stranieri è un effetto vizioso delle valutazioni esagerate e della crisi finanziaria di alcuni club (Lazio in primis) che devono fare dell’arte di arrangiarsi il loro unico schema. La Roma, a immagine e somiglianza di Gasp, ha diritto a stare in compagnia del Napoli nel gruppetto degli inseguitori dell’Inter.Non possono mancare le sorprese. Il Como superstar, spuntato in Champions, non ha badato a spese e tira dritto anche dinanzi al rischio di multe per il FFP ignorato (cosa sono 5 milioni per la famiglia che finanzia il club?) è in compagnia della Fiorentina rifondata dall’abile mano di Paratici e dalla generosa disponibilità degli eredi Comisso. Chiudiamo con gli arbitri: l’avvento di Orsato al posto di Rocchi deve far dimenticare arbitropoli e le frasi infelici spuntate nel faldone della procura milanese che pare non abbiano smosso Chinè. Il nuovo designatore è allergico a ogni interferenza e all’uso eccessivo del Var: non mancheranno gli errori, ciò che non deve mai mancare è la distanza fisica e politica dalle richieste indecenti.