di
Michele Tossani
Le caratteristiche del tecnico portoghese, il terzo della gestione di Gerry Cardinale dopo Paulo Fonseca e Sergio Conceiçao
Agosto, calcio mio non ti conosco. Si sa, i risultati in questo periodo dell’anno sono spesso ingannevoli: troppo presto per trarre conclusioni che rischierebbero di essere affrettate, dopo una sola partita. Per di più, col mercato ancora aperto, alcuni dei protagonisti della prima domenica di campionato potrebbero, fra qualche giorno, trovarsi a vestire un’altra maglia.Detto questo, tre punti ottenuti alla prima partita valgono quanto tre punti ottenuti all’ultima. E, anche se non definitive, qualche indicazione, pur parziale, la si può già trarre.
In questo senso i primi novanta minuti di Torino hanno confermato l’abito che Ruben Amorim sta provando a cucire addosso a questo Milan. Il tecnico portoghese (il terzo della gestione di Gerry Cardinale dopo Paulo Fonseca e Sérgio Conceição), arrivato in Italia con tanta diffidenza da parte di media e tifoseria, ha deciso di proseguire sulla strada di quel 3-4-2-1 che aveva sì fallito a Manchester, ma che gli aveva procurato grande successo allo Sporting Lisbona, tanto che proprio lo United non si fece problemi a pagare la clausola rescissoria necessaria per portare Amorim in Inghilterra.










