Milano, 23 agosto 2026 – C’è chi si spinge a imbrattare un salvagente a favore di videocamera. Chi pubblica la foto di una boa deturpata da una tag (firma). Il messaggio implicito è “arriviamo ovunque”. Persino in mezzo al mare. Armati di bombolette spray. I graffitari milanesi non vanno in vacanza o, meglio, tra coloro che partono, molti “si portano il lavoro“ nel luogo di villeggiatura, quando non vanno apposta in trasferta per imbrattare.
E i social diventano la vetrina su cui mostrare le imprese fuorilegge: abbondano le scritte sui muretti vista mare, su gradoni di pietra accanto agli scogli, su qualsiasi superficie o manufatto di spiagge o altri luoghi immersi nella natura. I profili personali o di collettivi sono pieni di immagini eloquenti postate a luglio e ad agosto.
Qualche esempio? La firma a caratteri cubitali di “Wca“ che è l’acronimo del collettivo “We can all“, noto gruppo di writer attivo a Milano e in Europa, è spuntata in Thailandia. Su un muro affacciato sul mare, spiccano le lettere “Wca“ gialle con i contorni verdi. E davanti all’acqua (non si sa dove, di preciso) deturpa il panorama pure un marchio lasciato da esponenti di Gb, che sta per Gioventù bruciata, in trasferta da Quarto Oggiaro.










