I già penosi riflessi violenti di una cronaca urbana degradata e le isolate intemperanze di chi vive ai margini del patto sociale stanno lasciando spazio a un fenomeno ben più sinistro e profondo: la metodica decostruzione dell’autorità. Ogni insulto scagliato sul volto di un agente a Milano, ogni minaccia filmata e data in pasto ai social a Roma, non è che un rintocco nel rintanarsi dello Stato dinanzi alla tracotanza dell'inciviltà. Questa eclissi del rispetto non nasce dal nulla. Trova un terreno fertile e pericoloso in una certa regia politica.

Quando esponenti delle istituzioni, come Ilaria Salis, scelgono di porsi non già come garanti dell'ordine, ma come paladini di un antagonismo che flirta con l’illegalità e l’occupazione, il messaggio che filtra nelle piazze è devastante: la divisa come bersaglio di una presunta “resistenza”. Per carità l’aggressione verbale alle Forze dell’Ordine da parte degli antagonisti è da sempre il gesto tipico di chi vive ai margini della legalità, ma oggi assistiamo a una pericolosa legittimazione sociale e politica del disprezzo verso chi indossa una divisa.

I POLIZIOTTI? "FASCISTI, VANNO DISARMATI": LO SFREGIO DELLA SINISTRA ALLE DIVISE

Le polemiche seguite all’arresto a Milano, alla fine della settimana scorsa, di un cittadino senegalese, Diala Kan...