VENEZIA - Un’ora e mezza di inseguimenti tra calli e campi, borseggiatori “marchiati” con la vernice rossa, risse, spray al peperoncino, sedie, bicchieri e persino passeggini lanciati durante gli scontri. Da una parte gli applausi di residenti e commercianti, esasperati da anni di furti. Dall’altra la dura condanna delle istituzioni, preoccupate che la caccia ai ladri possa trasformare Venezia in un campo di battaglia. Il video pubblicato tre giorni fa dallo youtuber inglese Daniel James Edward, conosciuto sui social come “Dje media”, ha riacceso nel modo più clamoroso possibile il dibattito sui borseggiatori e, soprattutto, su quanto sia lecito spingersi oltre quando si cerca di fermarli. Lo youtuber è arrivato in laguna assieme a un altro creator e a una guardia del corpo, con l’obiettivo di individuare i borseggiatori e spruzzare loro addosso della vernice rossa lavabile. Una sorta di marchio per renderli riconoscibili. Ma quella che doveva essere un’azione “di disturbo” (e per acquistare un po’ di fama anche in Italia) è presto degenerata.

Le risse A San Basilio, Rialto e piazzale Roma gli incontri sono diventati scontri. Nel video, di circa un’ora e mezza, si vedono volare sedie, bicchieri, posaceneri e altri oggetti, persino un passeggino. A San Basilio sono stati usati come armi i tavolini e gli oggetti di una trattoria. Da entrambe le parti sono partite spruzzate di spray al peperoncino, mentre attorno continuavano a passare turisti, anziani e bambini. Ad assistere ad alcuni degli episodi c’era anche la consigliera comunale Monica Poli, da anni impegnata contro i borseggiatori. «I commercianti ci ringraziano, sono disperati perché ci dicono che hanno paura», ha raccontato. Ma persino lei, abituata a inseguire e segnalare i ladri, ha ammesso di essere rimasta impressionata dal livello di violenza raggiunto: «Inizio ad aver paura. I borseggiatori in città sono cambiati, sono sempre più cattivi». A Rialto, racconta Poli, la tensione era diventata talmente alta da spingerla a chiedere agli youtuber di andarsene: «Avevo capito l’andazzo, non mi hanno ascoltata e sono volati pezzi di pietra, oltre alle spruzzate al peperoncino». Ancora più grave, secondo la consigliera, quanto accaduto a piazzale Roma, dove alcuni dei borseggiatori avevano al seguito le proprie famiglie. «Ho visto che si facevano scudo con i bambini. Non avevamo mai visto una cosa del genere». Applausi tra i pericoli Il successo ottenuto dal video racconta però anche l’altra faccia della vicenda. Durante le riprese un’artigiana esce dalla propria bottega per ringraziare personalmente i creator. Sotto il filmato si moltiplicano commenti di approvazione. Per molti veneziani quelle immagini rappresentano lo sfogo di una città stanca di vedere gli stessi borseggiatori tornare continuamente in strada. Ed è proprio questa reazione a preoccupare l’assessora comunale alla Sicurezza Francesca Zaccariotto. «Ci mancavano solo gli influencer ad alimentare la violenza e aumentare i pericoli in città. Garantire la sicurezza non spetta né a loro né ai privati cittadini, ma alle autorità». Secondo l’assessora, infatti, il problema non sarebbe stato soltanto quello di disturbare i presunti ladri per impedire loro di colpire. «Una volta che i borseggiatori si voltavano dall’altra parte e cambiavano strada, gli youtuber li seguivano e rincorrevano. È chiaro che poi scoppiava la rissa». E il rischio, sottolinea Zaccariotto, non riguardava soltanto chi partecipava direttamente agli scontri. Sedie, bicchieri e altri oggetti sono volati in luoghi affollati, con persone completamente estranee a pochi metri di distanza. Ancora più pericoloso, secondo il Comune, è il possibile effetto emulazione. «Proviamo a pensare a cosa succederebbe se tutti ci comportassimo così. Ci sarebbero risse, violenza e pericoli a ogni angolo: regnerebbe l’anarchia». Il nodo dell'impunità Dietro alla condanna dell’iniziativa, però, emerge un punto sul quale sostenitori e detrattori finiscono per avvicinarsi: la sensazione che il fenomeno dei borseggiatori sia diventato difficile da arginare. «Da inizio anno la polizia locale ha già fermato 75 borseggiatori – sottolinea Zaccariotto –. Li conosciamo tutti per nome e cognome, sappiamo che faccia hanno, dove operano e, in molti casi, dove abitano». Il problema, secondo l’assessora, arriva dopo: «Gli strumenti tecnologici per rintracciarli e fermarli li abbiamo, ma cosa ce ne facciamo se poi la Giustizia non fa la sua parte?». Un’idea con cui concorda anche Monica Poli, secondo cui la soluzione passa anche attraverso le espulsioni: «Ringraziamo polizia e carabinieri per quanto fanno, ma Procure e il ministro Nordio facciano qualcosa in più».