Una parola m’insegue fin dai tempi della scuola: atarassia. Significa assenza di turbamento, stato di pace dello spirito. Un concetto caro agli epicurei e agli stoici, ma su un giornale va usato con parsimonia, per un motivo semplice: pochi sanno cosa voglia dire. Scegliere vocaboli incomprensibili non è un buon modo di comunicare. A meno di spiegarsi: e lo stiamo facendo.

Da atarassia deriva l’aggettivo atarassico: potrebbe essere il marchio per l’estate italiana che si chiude. Una stagione caldissima e faticosa: troppe cattive notizie, sempre le stesse. La Russia che bombarda l’Ucraina, l’Ucraina che contrattacca in Russia. Israele che infierisce sui palestinesi. Donald Trump che dichiara la fine della guerra con l’Iran (siamo a quaranta annunci, e si va avanti). In Italia la cadenza dei femminicidi, la violenza nei luoghi del divertimento, gli incidenti in vacanza, i prezzi che salgono e gli stipendi fermi.

Davanti a tutto questo, il nostro cervello — che non è stupido, neppure quello degli stupidi — cerca una soluzione. La più semplice è staccare la spina, distrarsi, evitare di agitarsi, non lasciarsi (dis)turbare. Un’atarassia prêt-à-porter, peraltro non nuova. Ma negli ultimi due mesi questa imperturbabilità è diventata un’uniforme nazionale. Dovremo spogliarla, nel nuovo anno che sta per iniziare, e non sarà facile.I personaggi di cui abbiamo parlato di più, in luglio e in agosto, sono Vannacci, Ranucci e Lavitola. Non è un caso. Le loro vicende sono abbastanza insolite da riempire le conversazioni, ma non così drammatiche da diventare ansiogene. Un modo di colorare l’album dell’estate e non parlare solo del caldo. Alla colonna sonora hanno pensato Serena Brancale, Levante e Delia. «Al mio paese» è la canzone di chi cerca rassicurazione: circa sessanta milioni di persone, in Italia.Il rischio, qual è? Che l’atarassia diventi apatia. Un conto, infatti, è liberarsi dai turbamenti; un altro rinunciare alle passioni. Ma non dovrebbe accadere: il lavoro, la vita quotidiana e la politica riusciranno presto a farci stupire, sperare, arrabbiare. Manca poco. Capudanni, in lingua sarda, è il mese di settembre: sulle isole sanno come gira il mondo.