«Modalità aereo ON», «non torno più», «lasciatemi qui». Dietro le frasi che ogni estate accompagnano fotografie di spiagge, montagne e tramonti potrebbe nascondersi qualcosa di più di una battuta: il bisogno di scappare per qualche giorno da una quotidianità diventata troppo faticosa. Lo suggeriscono i risultati di una ricerca condotta da Unobravo su 1.271 persone appartenenti al proprio network. Il 76,8 per cento degli intervistati dichiara di sentirsi emotivamente meglio in vacanza rispetto al resto dell’anno e quasi quattro su dieci considerano le ferie il periodo in cui stanno meglio con se stessi. Eppure, tra chi è partito nell’ultimo anno, il 34 per cento è tornato meno ricaricato di quanto sperasse o persino peggio di prima. È il paradosso al centro anche della campagna lanciata a Milano dal servizio di psicologia online, dal titolo “Il tuo benessere mentale merita più di due settimane all’anno”. Un messaggio che non mette in discussione il valore delle vacanze, ma invita a ridimensionare l’aspettativa che pochi giorni di pausa possano compensare dodici mesi di stress.
Le vacanze fanno bene, ma l’effetto non dura sempre
Le ferie possono effettivamente migliorare il benessere. Una metanalisi pubblicata nel 2025 (PubMed – I Need a Vacation: A Meta-Analysis of Vacation and Employee Well-Being) ha rilevato un effetto positivo delle vacanze sul benessere dei lavoratori, più marcato quando si riesce a ottenere un vero distacco psicologico dal lavoro e quando il tempo libero comprende anche attività fisica. La metanalisi conclude che le vacanze migliorano il benessere dei lavoratori più di quanto indicassero le revisioni precedenti. Per quanto riguarda i fattori che sembrano amplificarne gli effetti – come il distacco psicologico dal lavoro e l’attività fisica – gli autori invitano però alla cautela, perché queste conclusioni derivano da un numero ancora limitato di studi.






