Il lavoro si ferma, ma la testa resta in ufficio. O peggio, proprio nel momento in cui ci dovremmo godere la vacanza, ecco che insonnia e malumore fanno capolino. Questa “condizione” prende il nome di leisure sickness, ovvero “sindrome da inizio ferie” che colpisce chi è abituato a ritmi frenetici. Attenzione però, questo non significa che la vacanza faccia male, ma che il corpo, appena cala la tensione, può far emergere ciò che durante l’anno era rimasto coperto dall’attivazione continua.
“Nei periodi di forte pressione, molte persone funzionano ‘sopra soglia’: producono, si adattano e avanzano, ignorando i segnali di affaticamento. L’adrenalina agisce come una sorta di anestetico temporaneo che permette di reggere, ma non elimina la stanchezza. Quando l’attivazione si abbassa, il conto si presenta sotto forma di irritabilità, tensioni muscolari o quel senso di vuoto che impedisce di rilassarsi davvero”, spiega Mauro Schiavella, psicologo e psicoterapeuta di Doctolib.it.
Il tempo necessario per passare al relax
Come mai, nonostante le aspettative, il distacco non avviene mai in modo istantaneo? “Non si passa dal lavoro al relax in modo immediato. Durante l’anno molte persone vivono in una costante modalità orientata alla prestazione, fatta di scadenze, decisioni e gestione continua di impegni e problemi. Questo può generare non solo stanchezza fisica, ma anche sovraccarico cognitivo. La fatica non è necessariamente negativa, ma diventa problematica quando manca un adeguato recupero”, prosegue lo psicologo.










