L’estate è uno dei pochi periodi dell’anno, insieme al Natale, in cui la felicità diventa un obbligo sociale. Dalle vacanze in particolare ci si aspetta spensieratezza, allegria, ricordi indimenticabili e una bella ricarica di energia, almeno secondo la rappresentazione mediatica, pubblicitaria e social. Ma non sempre è così: c’è anche chi rientra più affaticato di quando è partito. Certo, può essere colpa di un viaggio troppo impegnativo, di una meta non azzeccata, o della difficoltà di conciliare il relax con la gestione della famiglia. Ma c'è anche un’altra possibilità: che quella stanchezza non sia il risultato di una vacanza organizzata male, ma il segnale di un esaurimento emotivo accumulato nel tempo. È ciò che sempre più spesso viene definita emotional exhaustion, una condizione che due settimane al mare possono attenuare, ma certamente non risolvere.

Varie ricerche mostrano che le ferie migliorano effettivamente il benessere psicofisico, ma spesso in modo limitato nel tempo. Uno studio pubblicato sul Journal of Happiness Studies ha osservato che i benefici raggiungono il loro picco dopo circa una settimana di vacanza e tendono ad attenuarsi velocemente nei giorni successivi al rientro al lavoro. Insomma, le vacanze possono offrire sollievo, ma non sono sufficienti a modificare ciò che sta all’origine di quella sensazione di fatica.