Aspettiamo le vacanze per mesi. Le immaginiamo come il momento in cui finalmente riusciremo a rallentare, dormire di più, leggere quel libro rimasto sul comodino, dimenticare riunioni, notifiche e scadenze. Poi arrivano davvero e, sorprendentemente, capita a molti di sentirsi tutt’altro che rilassati. C’è chi continua a controllare le e-mail di lavoro, chi si sente inquieto senza sapere perché, chi litiga con il partner per sciocchezze, chi dopo appena due giorni prova già nostalgia della propria casa. E c’è perfino chi si annoia. Può sembrare un controsenso, ma adattarsi alle vacanze richiede tempo. Il cervello, infatti, non cambia ritmo con la stessa rapidità con cui chiudiamo il computer dell’ufficio. Ecco perché, per molte persone, i primi giorni di ferie sono quelli più faticosi dal punto di vista emotivo.

Il lavoro non è solo lavoro: è anche identità

Quando pensiamo alle vacanze immaginiamo soprattutto ciò da cui vogliamo fuggire: riunioni, traffico, telefonate, responsabilità. Ma spesso dimentichiamo che il lavoro rappresenta anche molto altro. Per molte persone è una fonte di identità, competenza, relazioni sociali e senso di efficacia personale. Sospenderlo improvvisamente significa perdere, almeno temporaneamente, una parte della struttura che organizza le giornate.