Si parte con l’intenzione di staccare, rigenerarsi e concedersi finalmente una pausa dalla frenesia quotidiana e si torna invece, molto spesso, più stanchi di prima. Tra itinerari da pianificare, contenuti da condividere e un occhio sempre pronto a sbirciare mail e notifiche, anche le vacanze estive rischiano infatti di trasformarsi in un’ennesima performance, tutt’altro che rilassante.
Uno scenario confermato anche dai numeri. Secondo diversi studi internazionali sul rapporto tra lavoro, tecnologia e benessere mentale, oltre il 60% delle persone controlla e-mail o notifiche di lavoro anche durante le ferie. A crescere – e a pesare – è anche e soprattutto il fenomeno della cosiddetta “always on culture”, ovvero la cultura della reperibilità continua, alimentata da smartphone, social media e piattaforme digitali che rendono sempre più difficile creare veri momenti di disconnessione.
Vacanze: il punto non è solo riuscire a ‘staccare’
Che fare quindi perché le vacanze tornino ad essere davvero una pausa rigenerante? A riflettere sul tema e a suggerire una soluzione è Richard Romagnoli, formatore, coach nonché ideatore del metodo Happygenetica, approccio che unisce epigenetica, neuroscienze e pratiche del benessere, e che si basa sull’idea che ognuno possa influenzare il proprio stato di benessere intervenendo su pensieri, emozioni e abitudini quotidiane. Secondo Romagnoli il punto in estate non è semplicemente “staccare dal lavoro”, ma imparare a interrompere quel flusso costante di rumore interiore che continua ad accompagnarci ovunque, come spiega anche nel suo ultimo libro, ‘Il silenzio che guarisce’ (Edizioni Sonda). «Oggi molte persone vanno in vacanza senza uscire davvero dal proprio stato di allerta. Cambia il luogo, ma non cambia la mente. Continuiamo a vivere immersi in stimoli, notifiche, pensieri e tensioni che impediscono al sistema nervoso di rallentare davvero. Il problema non è il lavoro: è il rumore interiore che ci portiamo dietro», spiega Romagnoli.








