Cambia la destinazione, ma spesso non cambia la mente. Richard Romagnoli, formatore, coach e autore de Il silenzio che guarisce, spiega perché le vacanze non sempre riescono a rigenerarci e propone tre semplici strategie per rallentare davvero, ridurre lo stress e tornare con più energia
Le vacanze durano sempre meno e in molti casi non riescono più a dare la giusta carica per affrontare il nuovo anno lavorativo. Negli ultimi anni, sempre più persone raccontano di tornare dalle ferie stanche quasi quanto prima della partenza. Si cambia città, spiaggia, hotel, panorama ma qualcosa resta identico: il rumore mentale. Pensieri continui, notifiche, ansia da controllo, bisogno di essere sempre reperibili, difficoltà a stare davvero fermi. Anche in vacanza il cervello resta acceso. Il rumore mentale in vacanza può impedire al cervello di rallentare davvero, anche quando si è lontani dal lavoro. Ma allora cosa fare?
Vacanze: cresce il fenomeno della “always on culture”
Le vacanze finiscono spesso per trasformarsi in una corsa continua tra esperienze da fare, contenuti da condividere, messaggi a cui rispondere e stimoli che non si fermano mai. Lo confermano i numeri. Secondo diversi studi internazionali sul rapporto tra lavoro, tecnologia e benessere mentale, oltre il 60% delle persone controlla e-mail o notifiche di lavoro anche durante le ferie. E cresce anche il fenomeno della cosiddetta “always on culture”, la cultura della reperibilità continua, alimentata da smartphone, social media e piattaforme digitali che rendono sempre più difficile creare veri momenti di disconnessione. Una soluzione per rompere gli schemi di queste abitudini arriva dal metodo Happygenetica di Richard Romagnoli, formatore, coach e autore di bestseller. Il suo approccio unisce epigenetica, neuroscienze e pratiche del benessere e che si basa sull’idea che ognuno di noi possa influenzare il proprio stato di benessere intervenendo su pensieri, emozioni e abitudini quotidiane.









