Di overtourism avevamo già parlato un anno fa sulla newsletter Fatto For Future. Il problema puntualmente si ripropone e sarà così anche per il futuro, perché ben poco si è fatto e si sta facendo per cambiare.

Da un anno a questa parte intanto è cambiato il Ministro del Turismo, Daniela Santanchè ha rassegnato le proprie dimissioni nel marzo 2026 e al suo posto è subentrato Gianmarco Mazzi. Diciamolo, non era affatto facile sostituire un personaggio così mediaticamente esposto. Le prime dichiarazioni del neo ministro hanno da subito affrontato un tema importante come quello del sovraffollamento turistico: “Bisogna bandire il termine overtourism dal vocabolario del turismo italiano, danneggia il settore e rischia di scoraggiare i turisti internazionali”.

Qualcuno ha voluto leggere in queste parole il tentativo di nascondere il problema semplicemente non evocandolo; in realtà parrebbe solo una ricerca lessicale per dargli un altro nome, individuare una nuova terminologia utile a definire un fenomeno che comunque esiste, viene messo in grande evidenza dalla viralità dei social media e non appartiene solo al turismo italiano ma si riscontra in tante altre parti del mondo.

Come contrastare questa tendenza? Per chi come noi si interessa all’ambiente di montagna, appare chiaro che più che organizzarsi per gestire e “spalmare” i flussi turistici sul territorio si sta puntando a monetizzare la situazione contingente, fedeli al principio “odio il turista, ma lo voglio perché porta soldi”. La montagna non è come la città: l’arrivo di tanta gente vuol dire strade di valle intasate, baccano in aree votate al silenzio, infrastrutture e risorse che diventano insufficienti in alcuni mesi dell’anno e negli altri periodi restano inutilizzate.