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Ultimo aggiornamento: 7:50
Come ogni estate, ecco il tema del turismo di massa o overtourism, con da un lato i più che gongolano per le strutture ricettive piene e, dall’altro, i pochi che si lamentano per l’eccesso dei flussi. Secondo l’Unwto, l’Organizzazione Mondiale del Turismo, nel solo anno corrente, il turismo internazionale crescerà di una cifra mostruosa, tra il 3 ed il 5%.
Ed è appena il caso di sottolineare l’impatto ambientale che già oggi il turismo ha: basti pensare alle sole emissioni di CO₂ cui esso contribuisce con un 8,8%; al consumo di suolo causato da seconde case, resort, strutture e infrastrutture turistiche; alla privatizzazione del mare ad opera dei porti turistici; al consumo di risorse dovute a determinate pratiche sportive, come lo sci di pista (elettricità, acqua). Il tutto per giungere alla conclusione che il turismo oggi è nel suo complesso l’industria più impattante al mondo.
Questo senza contare le trasformazioni culturali che il turismo comporta che vanno dalla stupidissima locuzione “vi sentirete come a casa vostra”; alla omogeneizzazione che avviene nelle popolazioni interessate, pur di soddisfare le esigenze vere o presunte dei turisti; alle trasformazioni delle strutture sociali delle località divenute turistiche. Ma di tutto questo non si tiene alcun conto e, come per tutte le attività umane della nostra epoca, si tiene in considerazione solo l’aumento della ricchezza che il flusso turistico arreca e il numero di lavoratori che operano nel comparto turistico.








