Quattro o Cinque a oggi sono le soluzioni architettate per arginare il super-turismo oggi imperante e devastante in tante destinazioni che comunque - siano regioni, province o città - fino a poco tempo fa lo hanno mediaticamente provocato con tenacia e per superficiale e frettolosa avidità senza mai monitorarne le conseguenze sociali e ambientali e pure gli economici contradditori effetti boomerang a media e lunga scadenza.

Giovanni De Mauro ha recentemente e sbrigativamente sottolineato che “Il sovraffollamento turistico, però, non va confuso con il turismo, e risponde a tre criteri: 1) quando l’eccesso di turismo pregiudica la conservazione di un’opera d’arte o di un territorio; 2) quando il numero di turisti, in vacanza (con l’algoritmo IA dei socials, ndr) degrada la qualità della visita stessa (dei locali, ndr); 3) quando ci sono manifestazioni di rifiuto delle popolazioni locali”. Cosa che riguarda per ora solo una parte marginale del globo.

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“Quando viaggio so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco”. Scadeva il Cinquecento quando il saggio Montaigne viaggiava in Europa. Due secoli dopo l’idea del viaggiare già si ribaltava a suon di Grand Tour consumati in Italia per amor di scienza e conoscenza: gli inglesi sapevano perfettamente quello che in Italia si doveva esplorare, ammirare, apprendere. Con umiltà, tanto puntiglio e senza fretta.