Venti di guerra sull’Europa. Quelle che arrivano dall’Iran sono classificabili come minacce nell’ambito del conflitto anche psicopropagandistico con gli Stati Uniti. Dalle parole ai fatti ce ne corre anche perché l’Europa è dormiente e divisa ma se attaccata avrebbe una forza di reazione tutt’altro che trascurabile. In ogni caso le minacce dovrebbero fare riflettere chi è schierato contro il potenziamento del sistema difensivo europeo. Gli eventuali droni non si abbattono con gli slogan parolai e comunque la forza è da considerarsi un deterrente verso chi ha intenzioni bellicose. L’Europa è un Continente di pace ma la pace va difesa e bisogna attrezzarsi prima che sia troppo tardi.
Fattori di rischio
Uno studio condotto dall’Osservatorio Monitoring Democracy dell’università Bocconi (in collaborazione con SWG) ha sondato gli umori degli italiani, attraverso interviste mirate. Spiegano i docenti Giulia Cappellaro, Maria Carreri, Mattia Fochesato: «Alla domanda su quali potrebbero essere le cause di un eventuale nuovo conflitto globale, gli intervistati hanno individuato elementi che in parte rievocano quelli scatenanti la Seconda guerra mondiale. I fattori di rischio che emergono come predominanti sono i conflitti tra singoli Stati e il protagonismo dei loro leader politici, insieme alla competizione tra questi Paesi per il controllo delle risorse economiche e naturali (molti italiani menzionano gas, petrolio, semiconduttori). Come ottant’anni fa, anche oggi il ruolo e l’ambizione dei singoli Stati sembrano essere percepiti come la principale minaccia alla stabilità globale. Al contrario, l’estremismo ideologico e religioso appare oggi meno rilevante in confronto alla Seconda guerra mondiale. Anche la tenuta socio economica e le tensioni tra classi sociali vengono percepite come meno determinanti per un’eventuale escalation bellica».














