La guerra in Iran potrebbe non restare una guerra mediorientale. Se Donald Trump decidesse di tornare a colpire le infrastrutture iraniane, Teheran starebbe valutando di allargare la rappresaglia al territorio europeo, prendendo di mira installazioni militari statunitensi. È quanto riferisce il Financial Times citando due persone vicine al regime iraniano. Tra i possibili obiettivi sarebbero finite la Bulgaria, dove Washington può utilizzare la base aerea di Bezmer per il rifornimento dei propri velivoli, e Cipro, dove la base britannica di Akrotiri è già stata colpita da un drone a marzo.

Una minaccia che il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto considera tutt’altro che impossibile. «Nulla è precluso», ha detto all’Adnkronos, aggiungendo però che, «se fossi» nel Financial Times eviterei di «offrire idee e spunti». Un curioso consiglio editoriale da parte di un ministro della Difesa a un giornale: la notizia, evidentemente, sarebbe più rassicurante se nessuno la pubblicasse. Ma il problema non è chi la racconta. È la possibilità che Teheran la stia davvero prendendo in considerazione.

Del resto, la logica iraniana è abbastanza chiara. Nei giorni scorsi il capo di stato maggiore delle forze armate, Ali Abdollahi, ha avvertito che gli Stati che assistono o facilitano le operazioni militari americane potrebbero essere considerati parte del conflitto. Non basta dunque dichiararsi neutrali: se una base viene utilizzata dagli Stati Uniti, agli occhi di Teheran può diventare un obiettivo legittimo. È il caso di Bezmer. La Bulgaria non è un belligerante nel conflitto, ma la sua infrastruttura può essere utilizzata dagli americani. E lo stesso vale, con modalità diverse, per Akrotiri. È questo il passaggio più pericoloso della minaccia iraniana: trasformare la presenza militare americana in Europa in un fattore di vulnerabilità per gli stessi alleati di Washington.