L’editoriale di Renato Mazzoncini, «Apriamo gli atenei al mondo», pubblicato sul Corriere della Sera il 17 agosto 2026, ha il merito di porre il tema del ruolo delle università italiane nell’attrarre immigrazione qualificata. Secondo questa prospettiva, aumentare gli studenti stranieri favorirebbe la crescita economica e contribuirebbe a contrastare il declino demografico; da qui la proposta di estendere rapidamente l’inglese come lingua d’insegnamento, anche nelle lauree triennali.Questa ricetta, tuttavia, non appare sostenuta da solide evidenze empiriche. Studi condotti in Italia, Svezia e Austria indicano che l’uso di una lingua straniera nell’istruzione universitaria può ridurre la comprensione e il rendimento rispetto all’impiego della lingua materna, con possibili effetti negativi sulla qualità della trasmissione del sapere e sulla formazione del capitale umano. Il valore culturale dello studio all’estero resta indiscusso; più problematico è invece l’uso dell’inglese tra studenti e docenti che condividono la stessa lingua materna.

Vi sono inoltre indicazioni secondo cui l’insegnamento esclusivamente in inglese può favorire l’espatrio dei laureati anziché il loro inserimento nel sistema produttivo italiano. Questo solleva anche un problema di giustizia sociale: le università pubbliche nell’Europa continentale sono in larga parte finanziate dai contribuenti, e l’investimento collettivo produce un ritorno soprattutto se gli studenti stranieri restano nel Paese dopo la laurea. Non basta quindi attrarli; occorre creare le condizioni perché vivano, lavorino e si integrino in Italia.Per questo è essenziale che studenti (e docenti) internazionali acquisiscano rapidamente una solida conoscenza dell’italiano. Non bastano i corsi serali di italiano, se la vita sociale ed accademica (e l’apericena) degli studenti internazionali resta confinata in una «bolla linguistica» anglofona. Serve una vera immersione nello studio e nella pratica professionale in italiano, affinché i laureati possano comunicare con colleghi, pazienti, clienti e pubblica amministrazione.