Non più un’esperienza per pochi, ma un’opportunità per tutti, al di là dei contesti di provenienza. Andare a studiare all’estero, da 2 settimane a 6 mesi, con l’obiettivo di aprirsi a nuove culture e soprattutto di imparare una lingua straniera, inglese in testa, mentre la si vive, sarà possibile dal prossimo anno scolastico.

«In una società sempre più iperconnessa è importante essere in grado di muoversi e parlare senza barriere», ha detto il presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, intervenuta a sorpresa al ministero dell’istruzione e del merito nel corso della presentazione del piano «Studenti italiani in Europa». Il progetto stanzia 420 milioni di fondi europei, «si tratta del più grande piano messo in campo a livello governativo per il potenziamento delle lingue straniere, vale 7 volte Erasmus e ha una platea di 150mila ragazzi, il 30% di quanti frequentano il quarto anno delle superiori. Una platea che puntiamo ad ampliare ulteriormente», ha evidenziato il ministro Giuseppe Valditara.

I criteri di selezione dei ragazzi? «Il merito e l’Isee, perché questo piano nasce per dare un’opportunità a chi per le condizioni di famiglia o sociali all’estero non andrebbe mai. Ci siamo mossi in sintonia con la strategia finora portata avanti con le diverse azioni sulla scuola, cioè valorizzare il talento di ogni studente. Dobbiamo garantire a tutti di avere le stesse condizioni, dove arriveranno i ragazzi poi dipenderà dal loro impegno, è questa la scuola del merito, la scuola costituzionale», ha commentato Valditara. Ricordando tra le altre misure il piano Agenda Nord e Agenda Sud, per un miliardo di investimento, che ha consentito di ridurre la dispersione scolastica all’8,2%, per la prima volta al di sotto della media europea del 9,1%, e con 5 anni di anticipo rispetto all’obiettivo Ue del 9% nel 2030, recuperando alla scuola mezzo milione di ragazzi che altrimenti avrebbero lasciato senza un diploma.