L’università italiana parla inglese. Se Macron rilancia l’attrazione dei cervelli in fuga da Trump (“Choose Europe for science”), il mondo accademico si prepara all’inverno demografico in casa offrendo sempre più corsi internazionali per attrarre studenti da fuori confine. La sfida dell’internazionalizzazione, ma anche nuovi corsi di laurea in modalità a distanza o mista, per intercettare chi già lavora e riportarlo a studiare per una laurea. E poi c’è la rincorsa sul terreno dell’Intelligenza artificiale, già ben presente a lezione e nelle stesure delle tesi, ma non ancora salita in cattedra. L’offerta formativa per il nuovo anno accademico 2025-26 si muove in questo contesto: una università che deve trovare nuovi studenti, resistere all’avanzata aggressiva delle università telematiche, fare i conti con ChatGPT e l’emergenza abitativa nelle grandi città.
Incognita Medicina
La novità del prossimo anno accademico ancora appesa all’esito di decreti attuativi, promessi a breve, è la riforma dell’accesso a Medicina. Tra proteste, incognite sulla sostenibilità e appelli a difesa della libertà di insegnamento messa a rischio secondo una petizione firmata da oltre 750 docenti di 51 atenei. Per capire la portata, si tratta di un percorso di studi lo scorso anno ambito da oltre 60mila studenti per circa 20.867 posti. “Sarà un grande stress test, avremo delle condizioni che cambiano profondamente non solo per i corsi di Medicina e Odontoiatria, ma anche per quelli paralleli" secondo il rettore dell'università Federico II Matteo Lorito.






