ROMA – La presenza di studenti stranieri nelle aule universitarie in Italia è un tema tanto attuale quanto “nascosto”, che appare relegato all’esperienza quotidiana di chi l’Università la vive dall’interno. Meriterebbe invece un’attenzione pubblica diversa, più sistematica. In quest’ottica, il 38º Rapporto Italia dell’Eurispes prova a indagare la questione per comprenderne le potenzialità e le criticità. In un mondo sempre più globale, infatti, il fenomeno della migrazione legata alla formazione – quella di livello superiore – è dato per scontato, pur ponendo sfide spesso non dissimili da quelle sollevate dalla migrazione per motivi economici o umanitari. Ma è stato sempre così? Come, e quanto, si è trasformata nel tempo la presenza di studenti stranieri nelle nostre Università? E cosa è possibile fare, oggi, per rendere la nostra Università davvero equa nel trattamento dei suoi utenti nazionali e non?

Breve storia della presenza degli studenti stranieri in Italia. A partire dal secondo dopoguerra, la presenza di stranieri giunti in Italia per ragioni di studio diviene un fenomeno apprezzabile, misurabile e in costante crescita nel corso di un trentennio circa: la percentuale di studenti stranieri in relazione all’intera popolazione universitaria italiana passa così dall’1,3% dell’anno accademico 1955/1956 al 3% calcolato nel 1981/1982.