Roberto Burioni. Credit: Getty
I promettenti risultati preliminari del vaccino terapeutico a mRNA contro il melanoma sono stati accolti con entusiasmo dalla comunità scientifica, tuttavia i novax hanno colto l’occasione per screditare l’innovativo trattamento sostenendo che “non si tratta di un vaccino”. Il professor Roberto Burioni ha spiegato perché siamo innanzi un vaccino a tutti gli effetti.
In questi giorni sono balzati agli onori della cronaca internazionale i promettenti risultati preliminari dello studio di Fase 3 INTerpath-001, nel quale è stato dimostrato che un vaccino terapeutico a mRNA messo a punto da Moderna e Merck risulta molto efficace nel combattere il melanoma allo stadio avanzato, un aggressivo e mortale tumore della pelle. In sostanza, la terapia Intismeran Autogene Plus KEYTRUDA® personalizzata – perché basata sugli specifici neoantigeni del cancro di ciascun paziente – secondo la ricerca previene efficacemente la recidiva, le metastasi a distanza e il rischio di morte, molto più del trattamento con il solo pembrolizumab (nome commerciale Keytruda). Quest'ultimo è un farmaco antitumorale – tecnicamente anticorpo monoclonale – antagonista della proteina 1 della morte cellulare programmata (anti PD-1) già impiegato nella lotta contro vari tumori, melanoma compreso. La combinazione di questi trattamenti agisce stimolando e potenziando il sistema immunitario, al fine di produrre cellule – come i linfociti T – in grado di riconoscere, combattere e distruggere le cellule malate.












