Quando si parla di vaccini a mRNA, il pensiero va quasi sempre al Covid. Ma la tecnologia dell’RNA messaggero non nasce con la pandemia. In oncologia è studiata da molti anni, con un obiettivo molto diverso rispetto ai vaccini preventivi: non evitare l’infezione da un virus, ma aiutare il sistema immunitario a riconoscere e colpire le cellule tumorali.
La strada è stata lunga. Per molto tempo i risultati sono stati limitati. Oggi però qualcosa sta cambiando. Il miglioramento delle tecnologie, la possibilità di produrre vaccini personalizzati in tempi più rapidi e la combinazione con l’immunoterapia stanno rendendo questo approccio sempre più concreto.
Il segnale più solido arriva dal melanoma, uno dei tumori in cui l’immunoterapia ha già cambiato in modo profondo la storia della malattia.
La notizia presentata ad Asco
A cinque anni dal trattamento, i pazienti con melanoma ad alto rischio operato chirurgicamente che hanno ricevuto il vaccino personalizzato a mRNA intismeran insieme a pembrolizumab continuano ad avere un beneficio clinicamente rilevante rispetto a chi ha ricevuto solo pembrolizumab.






