di
Claudio Del Frate
Il trattato di asilo prevede che la domanda di protezione vada esaminata dal Paese di primo ingresso nella Ue. Ma molti stranieri si spostano verso altri stati prima di presentarla
«Dublinanti», chi sono costoro? Quanti sono? E perché all'improvviso hanno mandato in tilt la gestione dei flussi migratori in Europa e guastato mi rapporti tra governi? Ciò a cui assistiamo in questi giorni è frutto di una sorta di «allineamento dei pianeti» che ha fatto accadere più aventi in contemporanea: l'entrata in vigore del nuovo patto sulla migrazione, la crisi di Ceuta, la marea montante delle destre xenofobe. Ecco un vademecum per cercare di orientarsi.
Il trattato di Dublino: che cos'èIl fiocco di neve che ha innescato la valanga risale al primo settembre 1997: in quella data entra in vigore la Convenzione europea che regola il diritto di asilo dei migranti, altrimenti detta trattato di Dublino. Nel corso degli anni quella «carta» ha subito una serie di correzione ma un criterio è rimasto invariato. L'esame della richiesta di protezione spetta allo Stato di primo ingresso nella Ue dello straniero. Nel corso degli anni le rotte migratorie sono mutate e con esse le nazioni sottoposte a questa pressione. Ad esempio, all'inizio, con l'arrivo massicio di stranieri da Russia ed Est Europa toccò alla Germania farsi carico del maggior numero di richieste; successivamente l'ago della bussola è girato verso sud, investendo Grecia, Italia, Spagna.













