Dopo Germania e Svizzera, anche Vienna ha riportato nel nostro Paese alcuni richiedenti asilo. La procedura è legata al Patto Ue su migrazione e asilo entrato in vigore il 12 giugno

Dopo Germania e Svizzera, anche l’Austria ha iniziato a trasferire in Italia i cosiddetti “dublinanti”, cioè i richiedenti asilo che, dopo essere entrati e aver presentato domanda in un Paese europeo, cercano protezione in un altro Stato. Secondo il ministero dell’Interno austriaco, dal 12 giugno sono già quattro le persone trasferite nel nostro Paese, anche attraverso treni e autobus di linea. È uno dei primi effetti concreti del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in vigore il 12 giugno e destinato a rendere più efficiente il trattato di Dublino.

L’espressione nasce proprio dal trattato di Dublino, l’accordo firmato nel 1990 dai Paesi dell’allora Comunità europea. L’accordo stabiliva che fosse responsabilità del primo Paese dell’Unione europea in cui un richiedente asilo entrasse e fosse identificato occuparsi della sua domanda di protezione. Nel 2003 la Convenzione è stata sostituita dal Regolamento Dublino II, poi aggiornato nel 2013 con Dublino III. Il sistema però, nel tempo, ha finito per pesare soprattutto sui Paesi alle frontiere esterne dell’Ue, come l’Italia, dove arrivano via mare molti dei richiedenti asilo che poi proseguono il viaggio verso altri Stati. Ma è anche entrato in conflitto con le ragioni che spingono una persona a spostarsi, per esempio quando in un altro Paese europeo ha già familiari o maggiori possibilità di costruirsi una nuova vita.