ITALIA. «Basta con il Re Sole e col sovranismo»: l’ultimo a parlare è stato il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, da sempre critico verso la leadership di Matteo Salvini.
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Ma il suo è stato solo l’ennesimo attacco, per quanto «di peso», ad un leader che solo un anno fa fu rieletto all’unanimità dal congresso. È il paradosso che sta rendendo questo agosto 2026 come il momento più difficile della segreteria di Matteo Salvini dal 2013.
La miccia è stata accesa proprio il 7 agosto dal direttivo lombardo della Lega, riunito per oltre quattro ore a via Bellerio: dirigenti storici come l’ex deputato Daniele Belotti, l’assessore regionale Massimo Sertori e amministratori locali di Bergamo, Brescia e Varese - territori che da soli valgono circa il 70% degli iscritti lombardi - hanno chiesto apertamente un passo indietro del segretario. A dare peso politico alla protesta è intervenuto il governatore della Lombardia Attilio Fontana, che in un’intervista al «Corriere della Sera» ha dichiarato che «nessuna soluzione va esclusa a priori», citando il crollo dei consensi del partito, passato «dal 34 al 5% dei voti» in alcune rilevazioni locali. Il malessere non resta confinato alla Lombardia: si è esteso al Veneto, dove pesa l’area vicina all’ex governatore Luca Zaia, e con toni più prudenti al Piemonte, dove il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari avrebbe espresso perplessità sull’ingresso di Roberto Vannacci nel partito.













