Il messaggio è doppio: apertura ai ribelli interni e nessuna intenzione di arretrare sulla linea politica. Matteo Salvini sabato sera, dal palco della festa della Lega a Pinzolo, ha provato a spegnere i malumori che nelle ultime settimane hanno attraversato il Carroccio, soprattutto nell’ala lombarda, senza concedere nulla sulla leadership ma aprendo a una “condivisione di responsabilità”. Poi è tornato a battere sui soliti tasti: il sovranismo, la chiusura del confini, le colpe di Bruxelles, le pensioni anticipate, il contributo da chiedere alle banche, il no alla patrimoniale. Con la chiosa che “se tutti lavorano tanto e chiacchierano poco è un bene per la Lega e per l’Italia”.
“Le critiche interne alla Lega? Chiedete a chi critica. Io occupo le mie giornate con impegno e con ascolto”, replica il vicepremier a chi gli chiede conto delle parole del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda. Ma subito dopo aggiunge la frase destinata alla sua minoranza interna: “Sono disponibile a condividere le mie responsabilità e a rafforzare la squadra, a coinvolgere governatori, ministri, sindaci”. È la risposta alla richiesta, arrivata dai vertici territoriali del Nord, di una scossa dopo una fase in cui una parte della base lamenta un partito troppo concentrato sulla dimensione nazionale e sui temi identitari, a partire dall’immigrazione, e meno sulla tradizionale agenda leghista: autonomia, imprese, territori. “Gli unici che si autoescludono sono quelli che invece di fare disfano”, il riferimento non troppo velato alle tensioni con chi, come Fontana e altri esponenti territoriali, chiede un cambio di passo.













