L'isola felice non c'è più. Anche nella capitale russa è arrivata la crisi della benzina, provocata dai bombardamenti delle raffinerie da parte dei droni ucraini. Il governo federale era riuscito ad evitare la prima ondata a luglio, facendo convergere su Mosca - il "salotto bello" del potere, dove tutto deve essere perfetto - le scorte dalle regioni, ma adesso è stato preso in contropiede dalla seconda ondata. Le stazioni di servizio, appartenenti ad alcune delle maggiori compagnie petrolifere, hanno imposto limiti al rifornimento. È il caso ad esempio della "GazpromNeft" che "temporaneamente" ad un singolo veicolo non vende più di 40 litri di benzina o di gasolio.

In alcune stazioni di servizio è ancora possibile riempire le taniche di carburante, in altre no - è vietato. Solo recandosi al distributore lo si può sapere. I rappresentanti della "GazpromNeft" hanno assicurato che si sta facendo tutto il possibile per stabilizzare la situazione a fronte della crescente domanda di carburante dei moscoviti. Se si telefona al numero verde della "Taftneft" si apprende che il limite per il rifornimento presso i loro distributori nella capitale è di 50 litri per la benzina e 60 per il gasolio. È da una decina di giorni che i moscoviti si sono accorti che qualcosa non andava. Dall'immensa regione, estesa quanto il Belgio, la crisi è giunta fino alle grigie periferie. Ed ora, qui, per chilometri non si trova un distributore aperto manco a pagarlo oro oppure davanti a quelli in servizio si formano code lunghissime.Manca soprattutto la benzina verde AI-95, quella a 95 ottani. La "Lukoil" ha segnalato disponibilità di AI-92 e AI-95 solo in due stazioni di servizio in città, mentre un'altra area aveva solo gasolio. Secondo l'app GdeBENZ, ad inizio settimana, benzina e diesel erano in vendita solo nel 28,1% di distributori a livello nazionale; in calo rispetto ai 7 giorni precedenti, allora 41% delle stazioni di servizio aperte. Dal 10 agosto la disponibilità di carburante è diminuita nelle regioni di Volgograd, Celjabinsk, Orenburg, Voronezh, Samara, Penza, Saratov, Lipetsk e Rostov, nonché nel Tatarstan.Il sindaco di Sochi, la "Rimini" del mar Nero, ha chiesto ai concittadini di andare a piedi o di usare i mezzi pubblici. E in effetti i reportage di "Rbk", il canale degli imprenditori, non lasciavano dubbi sulle ragioni dell'appello delle autorità cittadine. I droni ucraini hanno danneggiato decine e decine di impianti del settore energetico in un raggio di duemila chilometri dalla loro frontiera, fino in Siberia. Solo ad agosto quattro tra le maggiori raffinerie russe sono state messe fuori uso. A luglio il governo federale è corso ai ripari, acquistando rilevanti quantità di benzina all'estero, in particolare in Bielorussia, in Kazakhstan, in Marocco e in India. Proprio quella indiana, da quanto appreso, è adesso ferma nel porto di Murmansk, poiché venditori e importatori non hanno trovato l'accordo sul definitivo prezzo di acquisto. Il vice-premier Aleksandr Novak è sempre più sulla graticola.«Sono state adottate - ha spiegato il responsabile della politica energetica russa - misure per vietare le esportazioni. Ora le importazioni sono riprese e sono state adottate tutte le normative necessarie per consentire la produzione di ulteriore carburante di qualità inferiore: Euro-2, Euro-3 ed Euro-4. Ci sono problemi di logistica. Stiamo lavorando individualmente con ciascuna regione».L'abbassamento della qualità del carburante ha creato non pochi problemi alle automobili di ultima generazione e, in particolare, a quelle di fabbricazione cinese. «Si rischia di rovinare il motore» ammoniscono gli esperti. Solo le autovetture con più di 15 anni non patiscono niente. Importare carburante dall'estero servirà a poco, avvertono gli specialisti. Facendo semplici calcoli, la Russia non sarebbe in grado di trovare più del 10-12% del suo fabbisogno mensile all'estero. Davvero un bel grattacapo per il Cremlino.