La crisi dei carburanti in Russia continua a peggiorare e inizia ad avere conseguenze sempre più evidenti sulla vita quotidiana. In diverse regioni del Paese si registrano lunghe code ai distributori, aumenti dei prezzi e difficoltà di approvvigionamento, mentre il governo valuta nuove misure per garantire la disponibilità di benzina e diesel sul mercato interno.

A rendere ancora più complessa la situazione contribuiscono gli attacchi contro le infrastrutture energetiche e la logistica petrolifera, che negli ultimi mesi hanno interessato diversi impianti strategici. Per la prima volta anche il governo russo ha riconosciuto apertamente che il mercato dei carburanti sta attraversando una fase particolarmente delicata.

Mosca ammette le difficoltà del mercato

A confermare il momento di tensione è stato il vicepremier Aleksandr Novak, che durante una riunione di governo ha definito la situazione dei carburanti “tesa”, spiegando che alla base delle criticità ci sono il forte aumento della domanda estiva e gli interventi straordinari che stanno interessando alcune raffinerie.

Secondo le autorità russe, la richiesta di carburante sarebbe aumentata tra il 20% e il 30% rispetto ai livelli abituali, complice anche la corsa ai rifornimenti da parte degli automobilisti, preoccupati da possibili carenze. Il risultato è un sistema distributivo sotto pressione che fatica a soddisfare le richieste in tempi rapidi.