Diverse compagnie di trasporto russe hanno annunciato che ci saranno aumenti delle tariffe di almeno il 10% a causa della crisi del gasolio. Nella regione di Novosibirsk molte pompe hanno smesso di vendere benzina ai privati, così come è successo a Saratov la settimana scorsa e in Crimea da quasi un mese. La regione di Omsk ha vietato la vendita di carburante in taniche e ha limitato gli acquisti di benzina a 40 litri per rifornimento, mentre in quella di Irkutsk le autorità hanno dichiarato lo stato di «massima allerta» a causa della crisi della benzina. Sempre a Irkutsk la polizia di stato ha denunciato quattro residenti per il tentativo di rivendere benzina in nero a prezzi maggiorati. Ma, ha detto Vladimir Putin, nella sua “intervista” di domenica sera: «la situazione non è critica».
IL PRESIDENTE RUSSO ha ammesso che gli attacchi ucraini alle infrastrutture della rete petrolifera hanno «creato problemi», ma «tutte le strutture danneggiate sono in pronta riparazione e presto la produzione rientrerà nella norma». La soluzione dei disagi momentanei è, neanche a dirlo, militare e «stiamo per aumentare in fretta e significativamente la produzione dei sistemi di difesa aerea necessari». Nei 25 minuti di fronte alle telecamere e al giornalista-comparsa Pavel Zarubin (un fedelissimo del presidente, che in questo caso è servito solo da contraltare), Putin ha toccato le principali questioni che il suo ufficio stampa deve aver ritenuto vitali per la sua popolarità al momento. La crisi degli idrocarburi, la Crimea, la guerra in Ucraina e il rapporto con gli Stati uniti.







