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C'è un paradosso che racconta meglio di ogni dispaccio di guerra lo stato attuale della Russia: uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo non riesce più a fare il pieno alle sue stazioni di servizio. Code interminabili ai distributori, razionamenti imposti fino a 10-20 litri per veicolo, pompe a secco dalla Crimea all'Estremo Oriente. E Vladimir Putin, per la prima volta costretto ad ammettere pubblicamente quello che i suoi cittadini vedono con i propri occhi.
“Purtroppo ci sono ancora code alle stazioni di servizio”, ha dichiarato il presidente russo durante una riunione d'emergenza con i vertici del governo e del settore energetico. Ha annunciato la costituzione di una task force permanente per gestire la crisi, e ha comunicato che le riserve di benzina sono scese a 1,7 milioni di tonnellate, valutando l'opportunità di bloccare le esportazioni di gasolio per proteggere il mercato interno. Una dichiarazione rivelatrice: la Russia ha costruito la propria potenza geopolitica sull'export energetico. Metterlo in discussione significa ammettere una vulnerabilità strutturale difficile da occultare.
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