Con oltre un quarto della produzione fuori uso, per Mosca è tempo di razionare benzina e gasolio. Al punto che a una quindicina di regioni della Federazione non resta che aggrapparsi alle scorte di carburante. Poi bisognerà muoversi a piedi
Può il terzo produttore al mondo di petrolio restare a secco di carburante? Sì, se il Paese in questione è la Russia. I nodi per Mosca, stanno arrivando al pettine. Anzi, con ogni probabilità sono già arrivati. L’economia russa, a dispetto dei proclami e delle rassicurazioni del Cremlino, vive la sua ora più buia. Nulla, da quando Vladimir Putin ha scatenato la guerra contro l’Ucraina, è più come prima. Con il risultato, paradossale, che nemmeno il conflitto tra Stati Uniti in Iran e il conseguente rialzo dei prezzi del petrolio è riuscito a sanare le ferite della Federazione. La quale avrebbe potuto beneficiare di maggiori entrate proprio grazie ai prezzi maggiorati al barile. E invece nulla.
Ora le porte del surreale si aprono per Mosca. Almeno 15 regioni della Russia hanno imposto restrizioni alla vendita di carburante a causa della crisi petrolifera provocata dalla carenza di benzina e gasolio. Le restrizioni sulla vendita di carburante alla pompa hanno già colpito il distretto autonomo di Khanty-Mansi, la principale regione produttrice di petrolio della Federazione, da cui viene estratto circa il 40% di tutto il petrolio russo. In quest’area, le stazioni di servizio Gazpromneft e Lukoil erogano carburante nei serbatoi delle auto solo con un limite massimo di 40 litri di benzina e 80 litri di gasolio a persona. Limiti simili e il divieto di rifornimento in taniche sono stati introdotti anche nelle regioni di Belgorod, Bryansk, Kursk, Tyumen, Novosibirsk, Saratov, Penza, Omsk, Voronezh e Murmansk, nonché nel Territorio di Krasnoyarsk.







