Con oltre un terzo della raffinazione fuori uso, la maggior parte delle regioni russe sono rimaste senza un gallone di carburante. Ma Mosca non può fermarsi e allora meglio rubare agli altri per salvare la capitale
La Siberia salverà la Russia. Con ogni probabilità, sì. C’è qualcosa di profondamente grottesco nella crisi del carburante della Russia. Non solo perché il quarto produttore di petrolio al mondo è rimasto a secco di benzina e diesel, con intere regioni rimaste senza un gallone di carburante. Ma soprattutto perché per salvare Mosca da un blocco generalizzato, adesso bisogna dirottare le poche autobotti rimaste dalla Siberia verso la capitale. Il che vuol dire, privare una porzione di territorio che copre la quasi la metà della superficie nazionale della fonte di alimentazione primaria.
Succede che le autorità russe stanno reindirizzando le forniture di carburante dalla Siberia verso Mosca, aumentando al contempo le importazioni dalla Bielorussia. Il tutto per prevenire carenze nella regione di Mosca, la più popolosa e ricca del Paese, a causa delle interruzioni a livello nazionale provocate dagli attacchi dei droni ucraini alle raffinerie. Nel dettaglio, la crisi del carburante si è fatta sentire in varia misura negli 11 fusi orari della Russia a partire da maggio, quando l’Ucraina ha intensificato gli attacchi alle raffinerie di petrolio nel tentativo di minare gli sforzi bellici russi.









