Gli attacchi di Kiev alle raffinerie costringono Mosca a cercare benzina all'estero (prodotta col suo stesso greggio)

Superpotenza petrolifera mondiale, la Russia non è più in grado di soddisfare la sete di benzina dei suoi cittadini. È il paradosso che emerge in maniera sempre più chiara dopo mesi di attacchi crescenti dell’Ucraina sulle raffinerie russe. E così ora Mosca è costretta a rivolgersi a Paesi terzi per importare petrolio lavorato o altri prodotti finiti. In primis all’India. Secondo il Financial Times è in mare in questi giorni un tanker con a bordo 42mila tonnellate di petrolio. La spedizione è partita dalla raffineria di Vadinar e dovrebbe arrivare a destinazione al terminale di Beloye More domenica. L’ironia della sorte è che, secondo dati della società di analisi Kpler, oltre il 90% del petrolio grezzo processato a Vadinar nel 2026 è arrivato proprio dalla Russia. Mosca insomma sarebbe in queste settimane costretta a ricomprare la versione raffinata di quello stesso petrolio che ha esportato in precedenza allo stato grezzo.

Gli attacchi ucraini e la crisi della benzina in Russia

Il fenomeno è l’effetto di mesi di attacchi crescenti dell’Ucraina sulle principali raffinerie del Paese. Dopo essersi «liberata» dei vincoli Usa (che le hanno prosciugato la vendita di armi) Kiev nel 2026 ha preso a colpire la Russia in profondità, prediligendo obiettivi strategici in grado di piegarne l’economia e il morale. Gli attacchi alle raffinerie sono stati centinaia: quasi 200 nei primi sei mesi dell’anno. E come notato dal Corriere della Sera la strategia militare di Kiev è stata via via raffinata (appunto) per prediligere gli stabilimenti o loro unità che producono benzina, diesel e jet fuel. Intatta la produzione di petrolio, la Russia ha così sempre meno impianti in grado di lavorarlo. Si stima che le capacità di raffinamento di Mosca siano crollate del 40%. Di fronte alle code crescenti alle pompe di benzina, a giugno il Cremlino ha annunciato un piano per importarne dall’estero, mentre diverse amministrazioni regionali introducevano restrizioni sui fornimenti. Sono anche queste valutazioni in queste settimane a rendere l’Ucraina convinta di aver iniziato a far pendere l’equilibrio della guerra a suo favore, come ha ricordato oggi anche Ursula von der Leyen: «In un momento in cui l’Ucraina ha acquisito slancio sul fronte militare, le nostre sanzioni continuano a indebolire le basi economiche dello sforzo bellico russo», ha sottolineato la presidente della Commissione Ue accogliendo l’approvazione del 21esimo pacchetto di sanzioni Ue.