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La Russia, secondo produttore mondiale di petrolio, è costretta ad importare carburanti da altri Paesi per cercare di far fronte alla carenza sul mercato interno dovuta agli attacchi ucraini su diverse raffinerie e lo stop di alcuni impianti per i regolari lavori di manutenzione. Ad ammettere ufficialmente una circostanza di cui i media già parlavano da quale tempo, è stato il vice primo ministro Alexander Novak, responsabile per il settore energetico. Mentre un’altra ammissione è venuta da Vladimir Putin in persona. Gli attacchi delle forze di Kiev su siti industriali e centri logistici e commerciali non hanno «conseguenze critiche» ma "certamente danneggiano» l’economia russa.Russia, la carenza di carburanti e le conseguenze degli attacchi ucraini
Un computo delle conseguenze dei bombardamenti ucraini sempre più in profondità sul territorio russo - nelle ultime ore è stata colpita una raffineria a Ufa, a 1.400 chilometri dal confine - è stato fatto durante una riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali, al quale ha presenziato lo stesso capo del Cremlino. Al centro della discussione non solo gli attacchi agli impianti di raffinazione, ma anche ai magazzini e centri logistici di Wildberries, società leader del commercio online russo, alla quale un grandissimo numero di piccole e medie aziende devono gran parte del loro fatturato.











