Egregio direttore,una domanda semplice e secca: ma secondo lei Ranucci può ancora fare il conduttore di Report? O poiché è un suo collega preferisce non esprimersi? R.L. Belluno La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, finora l'inchiesta giudiziaria ha accertato le responsabilità, da lui stesso confermate, di Valter Lavitola come organizzatore e mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci. Quali fossero gli intenti reali di Lavitola non sono ancora del tutto chiari: lui in un primo momento ha spiegato che voleva che aumentassero la scorta a Ranucci. E per questo avrebbe organizzato l'attentato. L'ipotesi investigativa va un po' oltre e ritiene che l'obiettivo fosse quello di usare l'attentato per aumentare la popolarità di Ranucci in vista di una sua discesa in campo alle prossime elezioni politiche. In ogni caso l'attentato era finalizzato a dare più visibilità a Ranucci, ad accrescere la sua immagine di paladino della giustizia nel mirino delle organizzazioni criminali o di poteri oscuri. Di fronte a tutto ciò, viene naturalmente spontaneo chiedersi: considerato lo strettissimo rapporto, ammesso da entrambi, che legava Lavitola a Ranucci, è possibile che il conduttore di Report nulla sapesse delle intenzioni del suo amico o almeno, da giornalista investigativo, non avesse sospettato almeno qualcosa? I sondaggi che Lavitola aveva commissionato in vista di una sua possibile discesa in campo politico, non gli avevano fatto sorgere qualche dubbio? Interrogativi legittimi, ma che finora non hanno trovato riscontri investigativi. Allo stato Ranucci risulterebbe ignaro di ciò che Lavitola aveva organizzato. Tutto questo assolve Ranucci e, come sostiene qualcuno, non c'è ragione per mettere in discussione il suo ruolo di conduttore e capo giornalistico di Report? Credo ci sia un ulteriore aspetto da considerare. Aldilà degli aspetti giudiziari e da ciò che emergerà dall'inchiesta, il tema già adesso è la credibilità del conduttore di una trasmissione di inchiesta come Report. Se il metro di giudizio è la severità e il rigore, talvolta lontani dai principi basilari del garantismo, che Ranucci pretendeva da protagonisti e dalle vittime delle sue inchieste, la risposta sarebbe scontata. Ma senza emettere sentenze, è doveroso chiedersi: Ranucci ha ancora la credibilità per guidare una trasmissione così importante e così politicamente sensibile come Report? La sua amicizia, non esattamente trasparente, con un pluripregiudicato come Lavitola, le conseguenze che questo rapporto hanno determinato e l'intreccio di relazioni emerse, non sono ombre che peseranno sempre su ogni sua scelta e su ogni inchiesta di Report, mettendone in discussione, agli occhi di tanti telespettatori, anche la veridicità e la correttezza del lavoro anche dei giornalisti che lavorano con lui? Da questo dipende la risposta alla sua domanda. A prescindere dalle conclusioni a cui arriverà l'inchiesta.