Vincenzo Menditto, 52 anni, è medico d’urgenza a Torrette. Guida il reparto che accoglie i pazienti più gravi, quelli che dal pronto soccorso non tornano a casa ma vengono ricoverati. E d’estate, con il caldo che colpisce i più fragili, il lavoro si fa più fitto. Racconta cosa c’è dietro un mestiere in cui, dice, "vediamo tutto".
Come cambia l’urgenza a Ferragosto? "Anche i medici vanno in ferie, quindi siamo ancora di meno e facciamo orari più lunghi. Siamo abituati, lo facciamo volentieri, ma che manchino medici non è una frase fatta: è la realtà, soprattutto nell’urgenza, un settore poco gettonato. Siamo rimasti in pochi, e intanto la richiesta cresce: d’estate anche del venti per cento".
Di cosa si occupa, di preciso, un medico d’urgenza? "Gestiamo i pazienti che non possono essere dimessi: quelli con una patologia molto importante, ma non tale da richiedere la rianimazione, oppure con più patologie insieme e l’età avanzata. I cosiddetti complessi, i cosiddetti fragili: casi che negli anni, qui a Torrette, abbiamo imparato a trattare con una certa esperienza che ci viene riconosciuta".
Quali qualità servono, oltre a quelle tecniche? "La cosa bella è che vediamo tutto: dal trauma al caso sociale, fino al paziente gravissimo, sul punto di morire. La difficoltà è la miscela: l’adrenalina quando corri da un caso critico, e un attimo dopo passare a chi ha bisogno soprattutto di un sorriso, del fatto che provi a capire di cosa ha davvero bisogno. In mezzo c’è tutto lo spettro, dall’arresto cardiaco al centenario, che ha comunque le sue esigenze".










