È il giorno della Vara, quello in cui l’intera città si ferma per celebrare un evento che è espressione della fede popolare, ma non solo. La Vara è infatti un simbolo identitario per Messina, una tradizione che si rinnova da secoli e che ogni anno rappresenta un momento di unità per l’intera comunità. La grande macchina è pronta a percorrere le strade della città, tra due ali di folla, trainata da uomini e donne che, per devozione, compiono un gesto intimo e, al tempo stesso, collettivo.
L’edizione 2026 è particolarmente sentita per diverse ragioni. Enzo Caruso, assessore alla Cultura, sottolinea alcuni aspetti di una manifestazione che, nonostante il passare dei secoli, continua a esercitare una forte attrazione. Un evento sul quale Palazzo Zanca intende puntare con una programmazione specifica.
Assessore, quest’anno celebriamo il centenario della ripresa della processione della Vara, dopo il lungo stop imposto dal terremoto del 1908. Quale significato ha assunto questa ricorrenza?
«È stata una corsa contro il tempo, essendomi insediato alla fine di giugno, per non lasciarsi sfuggire una ricorrenza unica e irripetibile. Occorreva fare qualcosa che ne rimarcasse l’importanza e, soprattutto, richiamasse la memoria e lasciasse una traccia. Non sono mancate le mostre tematiche, la cartolina commemorativa, le luminarie in piazza Duomo e l’esposizione del modellino in argento della Vara, realizzato dall’orafo Alfredo Correnti. L’edizione del Centenario gode dell’Alto Patrocinio del ministero della Cultura e oggi si parlerà della nostra Vara anche nel programma “A Sua Immagine” di Rai 1.»













