La festa della Vara non è soltanto un momento celebrativo del 15 agosto, ma un percorso di cura, dedizione e memoria che attraversa le generazioni. Don Giuseppe Di Stefano ci regala il ritratto intimo e familiare di nonno Masi, custode di un rituale fatto di piccoli gesti e grande amore per la Madonna."La Vara di nonno Masi, il nonno della mia mamma, non si limitava al solo 15 agosto, ma comprendeva una lunga e meticolosa preparazione. Già il primo del mese tirava fuori dall'armadio il famigerato abito blu e lo osservava scrupolosamente. Controllava lo stato dei bottoni, delle cuciture. Se ci fossero rammendi da fare o se fosse necessario ricorrere a qualche intervento sartoriale per allargare il punto vita con la stoffa lasciata scrupolosamente all'interno per ogni evenienza. Poi l'abito doveva essere stirato alla perfezione, soprattutto lungo le pieghe. E lui, lì, a provarlo e riprovarlo davanti allo sguardo attento delle donne di casa. Un trattamento a parte era riservato alla camicia bianca, corredata dal fazzoletto in tinta, grande come un tovagliolo, con le sue iniziali ricamate. Almeno quattro giorni di preparazione meritavano le scarpe, nere, risuolate più e più volte, ma che dovevano apparire lucidissime, come nuove. Ecco perchè mandava sua moglie Franceschina a comprare ben due scatole di "cerotto" nero, come chiamavano il lucido per le scarpe, e lui, nonno Masi, con meticolosa perizia sul balconcino di casa, si dedicava all'operazione di lucidatura. Dovevano sembrare nuove di zecca, ecco perchè il nonno ne utilizzava una latta per scarpa, sporcando dappertutto. E proprio per questo motivo, l'"incerottamento" avveniva sul balconcino esterno della casa popolare del dopo terremoto, a primo piano, dove i nonni abitavano "stretti e comodi" con figli, nuore e nipoti, sotto gli occhi curiosi del vicinato che conosceva bene quella "ritualità" del nonno legata alla festa della Vara. La sua festa.Nel medesimo balconcino veniva poi posizionata, durante i giorni successivi, la grande bagnarola di zinco (la loro vasca da bagno) in attesa dell'omino del ghiaccio, che lo portava a domicilio, e là veniva messa in fresco la frutta e l'anguria in particolare. Il pranzo della festa prevedeva la carne arrostita sulla brace e mamma, sulle ginocchia di nonno Masi, assaggiava dalle sue mani tutto ciò che stava nel piatto. Finito di pranzare, il nonno salutava tutti e andava a prepararsi per la processione e, indossato l'abito blu e la camicia bianca, le scarpe incerottate, il medaglione della Madonna e tenendo in tasca il fazzoletto bianco scendeva da Giostra a piedi fino al "cippo" della Vara. Una volta lì sistemava sugli appositi seggiolini i bambini che dovevano fungere da apostoli attorno alla bara della Madonna e, per tenerli buoni, metteva loro al collo, una "zuccarata" ciascuno. Era quel biscotto a forma di ciambella, una sorta di premio, come una "medaglia al valore" sul petto dei dodici eletti. All'ora prestabilita nonno Masi tirava fuori dalla tasca il fazzoletto bianco e lo agitava al grido di :Viva Maria" e la Vara prendeva a muoversi grazie allo sforzo di tiratori, vogatori e timonieri. Non abbiamo foto di quegli anni, ma conservo gelosamente una cartolina che mio nonno Tano, figlio di nonno Masi, mi regalò. Mostrandomela con orgoglio mi disse: "quello sotto la Vara è mio papà".