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Grande, solenne, spettacolare, popolare. Quando parte da piazza Castronovo, il primo urlo dei tiratori entra nell’anima. Al suo passaggio gli occhi di tanti diventano lucidi. I confini tra emozioni, senso di appartenenza e devozione religiosa si abbattono. Tutto si fonde in un’unica grande emozione. La Vara suscita tutto questo nei messinesi, e non sempre le parole possono spiegare.
Domani si rinnoverà la secolare tradizione. Ci saranno devoti, curiosi, turisti. Sguardi diversi su quella maestosa sintesi di religiosità, storia e cultura. L’edizione 2026 è stata battezzata come quella della “rinascita” perché si celebreranno i cento anni da quando la grande “machina” votiva è tornata in strada per essere tirata ed acclamata dai fedeli, dopo il lungo stop causato dal terremoto del 1908. Si taglierà il traguardo di un secolo di ritrovata continuità (interrotta solo dal covid nel 2020 e 2021) nel contesto di una storia lunga più di 500 anni. Una memoria che è composta anche da pagine buie, come quelle scritte durante questa drammatica estate.
Messina quest’anno si raduna attorno alla Vara con ferite profonde che non potranno essere rimarginate. Il pensiero, nel corso dell’evento, andrà alle vittime giovani e meno giovani degli incidenti stradali e alle persone che hanno trovato la morte nel crollo della palazzina di Pistunina del 30 luglio scorso. Sono previsti momenti dedicati di ricordo e preghiera. Non ci saranno i tradizionali giochi d’artificio, – negli anni scorsi sempre particolarmente attesi e graditi dai messinesi – scelta di sobrietà in segno di rispetto per le vittime.







