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Un sole cocente, simbolo di calore e di luce, simbolo di rinascita. Da piazza Castronovo l'inizio dell'edizione 2026 della Vara di Messina, battezzata proprio come quella della “rinascita” perché si celebrano i cento anni da quando la grande “machina” votiva è tornata in strada per essere tirata ed acclamata dai fedeli, dopo il lungo stop causato dal terremoto del 1908.Quest'anno, come cento anni fa, Messina è stata chiamata a "rinascere", da tragedie diverse rispetto al sisma, ma che hanno lasciato una ferita profonda nella comunità: il crollo di Pistunina, ma anche le tante giovani vittime della strada di questi ultimi mesi e quelle di violenza.Tra tiratori, devoti, curiosi e turisti, una maestosa sintesi di religiosità, tradizione, storia e cultura che il gruppo Ses racconta attraverso tutte le piattaforme Rtp, Gazzetta del Sud.it e, lunedì 17 agosto, sulle pagine del quotidiano cartaceo.
La recita dell'Ave Maria in una piazza Castronovo già gremita a partire dalle 17.00 ha dato il via a quei "passi" propedeutici al vero e proprio avvio della processione con monsignor Antonello Angemi che ha rivolto un pensiero a chi non può essere presente al tradizionale evento del Ferragosto messinese."Vivere la Vara con senso di speranza". Questo il messaggio che la Curia messinese ha voluto più volte donare alla città e rivolgere soprattutto a quelle famiglie "spazzate" che hanno subìto lutti in questo ultimo anno.Tra le novità di questa edizione il divieto di utilizzare i cellulari da parte dei tiratori e quello di portare bambini in braccio tra le corde, niente fuochi d'artificio ne' prima, ne' durante, ne' dopo la processione.Intorno alle 18.15 lo srotolamento delle gomene, lunghe quest'anno 124 metri e "trainate" da circa 1200 tiratori, ha preceduto il tradizionale momento di preghiera che anticipa il primo strappo. Qualche minuto e le corde pronte sono state sollevate al cielo e benedette.








