HomeFirenzeCronaca"Perché non ci dividiamo Valentina? Un giorno tocca a me, e uno a te"Eravamo ubriachi, la strana proposta ci trovò entrambi d’accordo. Volevamo tutti e due quella donnaEravamo ubriachi, la strana proposta ci trovò entrambi d’accordo. Volevamo tutti e due quella donnaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciVichi

Ti va un’altra canna?" chiesi. "Vai..." disse lui. Feci in fretta una canna e accendemmo. "Ecco, Emanuele... penso che noi due potremmo... come dire..." "Potremmo?" "Non hai capito?" "No." "Sì insomma... potremmo..." "Cosa?" "Potremmo... diciamo..." "Diciamo?" "...dividercela." Ce l’avevo fatta, l’avevo detto. "Dividercela?" fece lui, come se non avesse capito bene la parola. "Perché no?" "Dividerci cosa?" "Un altro goccio?" dissi io. "Grazie" fece lui. Gli riempii il bicchierino un po’ troppo e feci straripare la vodka sulla tovaglia. "Oh, scusa" dissi. "Fa niente." "È che mi trema un po’ la mano." "Lo vedo." "Allora? Che ne pensi della mia proposta?" dissi. "Quale proposta?" "Dividerci Valentina" dissi chiaro. Ema rimase impassibile. Bevve un sorso, guardò la sirena per almeno mezzo minuto e si voltò di nuovo verso di me. Finalmente anche lui sudava. "E in che modo penseresti di fare?" bisbigliò, perplesso. Parlavamo sempre più piano. Eravamo molto vicini, ci sfioravamo il gomito e ci fiatavamo in faccia. "Non so, possiamo metterci d’accordo. Magari facciamo un giorno per uno, oppure si può scegliere un ritmo settimanale... Tu come preferisci?" "Uhm..." fece lui, facendo oscillare appena la testa. "Prova a pensarci" dissi. Lui ci pensò, e a un tratto gli si accese una luce negli occhi. "Vuoi che sia sincero?" disse. "Certo." "Per stare con lei accetterei qualunque cosa." "Allora ti va bene?" chiesi. Lui mi guardò di traverso. "Perché lo fai?" "Lascia perdere. Ti va bene o no?" "Penso di sì" disse, schiacciando a lungo la cicca nel posacenere. "Ritmo giornaliero o settimanale?" lo incalzai. Lui ci rifletté per qualche secondo. "Giornaliero" disse. "Perfetto, anche io preferisco così." Proposi una stretta di mano e un piccolo brindisi, e lui accettò. Ci stringemmo la mano e facemmo toccare i bicchierini. Arrotolai subito un’altra canna, e la feci accendere a lui. Avevamo gli occhi piccoli come lenticchie. Ema era in vena di precisazioni. "Possiamo fare che una sera viene a dormire da me, quella dopo da te e così via. Che te ne sembra?" "Se magari capita che io sono fuori città e lei dorme due notti da te, poi tocca a me per due volte." "Mi sembra giusto." Eravamo molto seri. Stavamo risolvendo una questione delicata con molta lealtà, da persone civili. "Se poi un giorno vogliamo passare al ritmo settimanale..." fece lui. "Però bisogna essere d’accordo tutti e due." "Assolutamente." "Per adesso ritmo giornaliero" dissi. "Certo..." "Niente trucchi, eh? Tipo inventare che lei ha la febbre e che non può venire..." "Ti do la mia parola" fece lui, con la mano sul cuore. "Conviene a tutti e due essere corretti." "Vuoi che non lo sappia?" "Se c’è correttezza, si può andare avanti per un sacco di tempo."