Non chiamatelo conservatore
Primo mese a 1 €
Dopo l’incontro con l’ex fidanzato Emanuele, Valentina torna a casa turbata, ma è ancora innamorata di me
VichiGuardavo l’orologio ogni minuto. Speravo in una telefonata che non arrivava. A mezzanotte provai a chiamare io, ma il cellulare di Valentina era spento. Poteva significare molte cose, e provai ad elencarle. C’era un’ipotesi che primeggiava sulle altre, quella che mi piaceva di meno. Dalla pelle mi uscivano ondate di calore. Mi versai un altro bicchiere. L’una. Le due. Due e mezzo. Due e tre quarti. Due e cinquanta, cinquantacinque, cinquantotto, cinquantanove... Le tre. Poi passai ai secondi. Stavo dando i numeri. Ammazzavo le zanzare e spargevo il sangue dove capitava. Era sangue mio, potevo farne quello che volevo... Finalmente alle tre e dodici squillò il telefono. "Perché così tardi?" dissi. Mi tremava un po’ la voce. "Avevamo un sacco di cose da dirci." "Avete scopato?" "Ti prego..." "Sì o no?" "Ma no!" "Vieni a dormire da me?" "Non sei stanco?" "Dai, vieni." "Va bene..." "Ti aspetto." Abbassai a zero il volume del televisore e andai a mettermi un paio di pantaloni, per non sembrare troppo trascurato. Mi sciacquai la faccia, mi lavai i denti, mi pettinai... volevo avere un aspetto fresco e riposato. Valentina arrivò alle tre e quarantadue. Aveva un’aria strana. Gli occhi felici e insieme tristi, o meglio una luce folle nello sguardo. Si lasciò andare sul divano accanto a me con un sospiro, e si mise a fissare le immagini del televisore muto. La spiavo, per leggere sul suo viso quello che non mi avrebbe detto. Era bella, molto bella.Non volevo perderla. "Com’è andata?" le chiesi, con il massimo della tranquillità... solo apparente. "Bene..." mormorò lei, vaga. "E insomma? Sei ancora... innamorata?" dissi, senza guardarla. Alla TV c’era un inseguimento di macchine. Lei fece un altro sospiro. Si voltò verso di me, ma non rispose. "Ho capito" dissi. "Era un po’ triste... come se..." "Come se?" "Come se solo adesso avesse capito di aver fatto un grande errore..." "A far che?" "A lasciarmi." "Ah, bene... Ma lui te lo ha detto?" "No, ma sembrava triste..." "Insomma ti ama anche lui?" "Credo di sì." "Bene, così è tutto a posto." "Calmati..." "Avete scopato?" "Ti ho già risposto." "Ridimmelo." "No." "Vi siete baciati?" "No." "Però ne avevi voglia..." "Non lo so." "Be’, auguri. Prima di andare dai un’occhiata al primo cassetto di camera, devono esserci delle mutande tue." "Ma che dici? Guarda che io voglio te, solo te." "Vuoi me ma ami anche lui? Credo che morirò di gioia." "Non è così semplice..." "Penso che il nostro grande amore finisca qui" dissi, teatrale. Andai in cucina, aprii il congelatore e presi la bottiglia di vodka. Mi riempii il bicchiere fino all’orlo e restai lì in piedi a bere, davanti al frigo. Non mi sentivo un granché bene. Lei stava di là, in silenzio. Cercai di riflettere. Valentina era ancora innamorata di lui, e su questo non ci si poteva fare nulla. Strinsi i denti. Volevo restare calmo e lucido. Era meglio non pensare a come sarebbe andata fra lei e me senza quel piccolo problema. Dovevo solo capire come andare avanti con quel cazzo di problema, visto che c’era. Insomma non volevo perderla. Tornai da lei. "Forse ho cambiato idea. Se vuoi non ci lasciamo" dissi, magnanimo. "Non voglio che ci lasciamo" disse lei, malinconica. "Bene, andiamo avanti. Vorrei conoscere Emanuele. Invitiamolo a cena" dissi, stringendo il bicchiere di vodka. Lei sussultò appena. Mi guardava fisso, cercando di capire cosa covassi nella mia testa. Cercai di sorridere. "Pensi che voglia farlo venire qui per strangolarlo?" dissi. Lei forse si immaginò la scena, perché ebbe un tremito alle mani. "Va bene" disse. Fu una sorpresa. "Magari non gli va" feci io. "Se glielo chiedo io penso che gli vada" disse lei. Sorrisi, ma avevo una gran voglia di tirare il bicchiere nel muro. "Bene, fissa tu e fammi sapere."Lei aveva deciso che ci saremmo visti in territorio neutrale. Valentina e io arrivammo puntuali, alle dieci. Era uno di quei locali enormi e affollati dove si beve un po’ di tutto, con il sottofondo di musica. Un posto brutto come tutti gli altri. Lei cercò con gli occhi in mezzo alla gente. Emanuele non c’era. "Non viene" dissi, con il tono di chi è costretto ad ammettere la propria vittoria. "Non dire stronzate" fece lei. "Comunque sia il tuo ragazzo è in ritardo." "Sei tu il mio ragazzo" disse lei, con un sorriso che doveva essere tranquillizzante. Ci sedemmo a un tavolo.2-continua







