VichiMa anche queste erano cazzate. Mi sentivo strano, appunto... era come se... come se... mica lo sapevo. Guardai ancora l’orologio. Ero chiuso in bagno da quasi cinque minuti. Un minuto in più e la cosa poteva sembrare premeditata, come infatti era. Feci un bel respiro e uscii dal bagno. Mi avviai al tavolo a passo lento. Di lontano vidi Emanuele seduto al mio posto, di fronte a Valentina. Stavano parlando. Lui era di spalle. Sembrava un ragazzone ben piazzato. Quasi certamente era più alto di me, anche se non di molto, e questa cosa mi dette fastidio. Un altro retaggio animale. Il più grosso spacca il muso al più piccolo e si porta via la femmina. Ma l’uomo non è un animale, mi dissi, anche il cervello ha la sua importanza. E soprattutto il fascino, porca miseria.
Quando arrivai al tavolo Valentina stava ridendo, e lui le stava facendo una carezza sul viso. Mi fermai accanto a loro, restando in piedi. "Disturbo?" dissi, con un sorriso di ghiaccio. Si voltarono tutti e due a guardarmi. Emanuele aveva una bella faccia pulita, gli occhi neri e intelligenti, e un grande naso che però gli stava bene. Mi fissava con aria interrogativa, e prima che mi chiedesse di portare la lista delle bevande Valentina gli disse che io non ero il cameriere, ma Filippo. Lui si alzò in piedi e mi tese la mano. Era più alto di me, ma non di poco. Gli arrivavo alla bocca. Un po’ lo odiavo già. "Stai comodo" dissi, stringendogli la mano. Volevo che si rimettesse a sedere il prima possibile. "Finalmente ci conosciamo" disse lui. Ci sedemmo. Lui di fronte a Valentina e io nel mezzo. Non mi piaceva stare nel mezzo, ma non dissi nulla.






