Non ci sarà un rimpasto

Primo mese a 1 €

Io 45 anni, lei 20: la differenza d’età non le dava noia. Spesso piangeva, forse era innamorata del suo ex

Vichi Erano i primi di luglio, e dopo una primavera quasi autunnale era esploso il caldo. Sudavo come un porco, ma ero anche contento. Da qualche mese stavo con Valentina. Mi piaceva da morire. Aveva poco più di vent’anni, io quasi quarantacinque. Probabilmente l’amavo. Anche lei diceva di amarmi. Tutto sembrava andare bene. Tra noi c’era solo un piccolo problema, più suo che mio, a dire il vero. Un anno prima lei era stata lasciata da un ragazzo, Emanuele, venticinque anni. Erano stati insieme due o tre anni, di preciso non lo sapevo e non lo volevo sapere. Lei a volte piangeva per lui, sembrava ancora un po’ innamorata. Io cercavo di avere pazienza, e quando la vedevo piagnucolare la lasciavo in pace. Non dico che non fosse spiacevole, ma non ero turbato più di tanto. A quarantacinque anni non si fa più caso a certe stupidaggini, mi dicevo. A sopportare quello spillo nella carne mi aiutava anche un’altra cosa. Emanuele, non so come, mi stava simpatico. Non lo avevo mai visto, non sapevo nulla di lui se non quello che avevo sentito dire da Valentina. Ma appunto dai suoi racconti mi stava simpatico. Per me era una grossa novità. Di solito gli ex delle mie ragazze mi stavano fortemente odiosi. "Sei ancora innamorata di lui?" le chiesi un giorno, davanti a un piatto di pollo al bambù. "Forse sì" disse lei. La cosa finì lì. Non mi sentivo troppo geloso. Non so perché. Glielo dicevo anche, "non sono geloso di lui." A lei questa mia noncuranza faceva piacere. Passavano le settimane. Arrivò l’agosto più caldo che mi ricordassi. L’asfalto si attaccava alle scarpe, e ai telegiornali consigliavano di non uscire di casa da mezzogiorno alle tre. Avevo deciso di passare l’estate in città per nobilissime questioni, soprattutto economiche. Le cose con Valentina andavano avanti bene. A parte quel piccolo problema. "Vorrei rivederlo" mi disse lei un giorno, a letto, dopo che avevamo già spento la luce. "Nessun problema." "Te lo devo dire... non so cosa può succedermi se me lo trovo davanti" sussurrò lei. Sentii una puntura nel fegato, per la prima volta. "Ah, non lo sai?" "Io ti amo... Però, non so..." balbettò lei nel buio. Feci un bel respiro. Cominciavo a essere geloso di Emanuele, e la cosa non mi piaceva. Però ancora non mi stava sui coglioni, era un buon segno. "Be’, lo sapremo presto" dissi, da uomo maturo. "Non pensare che io non ti ami..." "Non lo penso." Invece lo pensavo. Se davvero era ancora innamorata di lui, mi dicevo, non può amare anche me. Non mi sentivo per niente bene. Ma non potevo fare nulla, solo aspettare e cercare di uccidere più zanzare possibile. Fu una notte infernale. Per me, dico. Mi rigiravo nel letto, bagnato di sudore, mentre accanto a me Valentina dormiva come un sasso. Lei non restava da me ogni notte, anzi dormiva spesso dai suoi genitori, dove aveva ancora la sua cameretta. Era ancora un po’ ragazzina, dovevo capirla. Nelle faccende d’amore era ancora alle prime armi. Ci voleva pazienza. Le zanzare intanto si abbeveravano alle mie vene, solo alle mie. Non volevo passare la notte a pensare a quella faccenda spinosa, e cercai di occupare la mente con pensieri pratici. Dovevo comprare assolutamente una zanzariera da agganciare al soffitto. Mi sarei fatto prestare la scala e il trapano dal mio vicino, un pugliese che aveva un’attrezzatura infinita. Dovevo fare un buco sul soffitto e avvitarci dentro un gancio a espansione. Solo a pensarci mi sentivo stanco. Faceva troppo caldo. L’avrei messa a ottobre, contro le zanzare dell’estate successiva. Dovevo scrivermelo sull’agenda. Primo ottobre. Montare zanzariera. Sapevo che non lo avrei fatto, perché a ottobre le zanzare non c’erano. In effetti era andata così anche l’anno prima. Erano molto belli, i miei pensieri notturni. Arrivò il momento della verità. Una sera Valentina uscì con Emanuele, e io restai a casa in mutande davanti alla tV, saltando tra i canali con un bicchiere in mano. Caldo e alcol, la sauna dei poveri. Lasciavo un’impronta di sudore sul cuscino del divano. 1-continua