HomeFirenzeCronacaToglievo i piatti come un cameriere. Vale rideva con lui tutto il tempoSi fecero servire il mangiare, nessun complimento. A un tratto cercai di sfruttare il momento di silenzio ma. .Si fecero servire il mangiare, nessun complimento. A un tratto cercai di sfruttare il momento di silenzio ma. .Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciVichi
Come al bar, i due stronzi si erano seduti uno di fronte all’altra. Ero di nuovo nel mezzo, ma lasciai correre. Emanuele si fece servire i totani tre volte, ma non fece nessun complimento al cuoco. Valentina nemmeno. Erano troppo occupati a chiacchierare e a ridere tra di loro, anche se ogni tanto mi rivolgevano qualche parola. Nel frattempo ero andato anche a buttare la pasta. Riempivo di continuo i loro bicchieri, che si vuotavano come se fossero bucati. Con i totani finimmo quasi due bottiglie di Sancerre, un ottimo e costoso vino bianco francese. Mi alzai per andare a controllare la cottura degli spaghetti. Mancava poco, e rimasi in cucina ad aspettare. Li sentivo continuare a ridere come due coglioni. Portai gli spaghetti con il sugo di cozze e aprii un’altra bottiglia di Sancerre. Con un granello di ironia involontaria chiesi se il vino era di loro gradimento, ma non mi risposero. Facevo tutto io, riempivo i piatti, toglievo i piatti sporchi, aprivo le bottiglie, condivo l’insalata. Con il branzino al vino bianco le bottiglie vuote diventarono quattro. Ne aprii un’altra. Eravamo tutti e tre piuttosto ubriachi. Loro allegri, io meno. Ema e Vale non avevano addosso un filo di sudore, come se quel caldo fosse un problema soltanto mio. Durante la cena non avevo sentito una sola parola di apprezzamento per la mia cucina. Ma non importava.









