“Che il Noma fosse un posto di me*da dal punto di vista lavorativo era risaputo a livello planetario. Orari fuori dal mondo, e fuori dal mondo intendo ampiamente più di 70 ore alla settimana, paghe da fame, trattamenti con soprusi, abusi, violenza verbale e fisica: più o meno era una cosa che era assolutamente risaputa e, oltretutto, c’è anche un meccanismo per cui te le facevano accettare, perché sennò ti minacciavano che non avresti più lavorato da nessuna parte se non ti sottoponevi a questo”: con queste parole lo chef Guido Mori ha commentato a MowMag la decisione dello chef René Redzepi di lasciare il Noma perché, parole dello stesso Redzepi, ha deciso di assumersi la responsabilità delle sue azioni dopo le testimonianze raccolte dal New York Times di ex dipendenti che hanno denunciato presunti abusi e maltrattamenti.

A tornare sul modo di agire dentro il noto ristorante, un modo che parrebbe diffuso, è ora lo chef Franco Aliberti, scuola Ducasse, esperienze in diversi stellati, premiato nel 201o come miglior pasticcere chef italiano e due anni dopo come miglior chef under 30. Uno pensa che oggi Aliberti, 42enne, sia alla guida di un ristorante ‘dalle mille stelle’ ma in realtà, come racconta al Corriere della Sera in una lunga e importante intervista, nel 2021 ha deciso di lasciare tutto e farei il papà.