Nelle foto della sua pagina Instagram pone sempre l’immagine di un hamburger per coprirsi il viso. In altre foto mostra le sue gambe nude con un calice di vino sulle ginocchia. Poi chiacchiera amabilmente di cibo e di sesso con quel grossolano, ruvido e un po’ spartano atteggiamento all’inglese. Slutty Cheff (rigorosamente con due f) è servita. Con quell’appellativo lì, che farebbe nascondere mamma e papà sotto al divano (slutty è una signorina volgare e che si concede assai), non poteva di certo passare inosservata. A prescindere dai follower (che sono peraltro pochini). In Inghilterra il suo libro Tart: le disavventure di un anonimo chef è stato un piccolo caso editoriale, In Italia il libro è appena uscito per Mondadori con un titolo che è un ardito e silenziato periplo della traduzione: Crostata alla crema (“tart” è si una di quelle tortine un po’ acide scoperte con frutta, ma vuole dire anche di qualcuno che commenta le cose con una certa acidità e insolenza).

In una intervista concessa al Corriere della sera, Slutty Cheff, che rimane ovviamente anonima, novella Banksy della ristorazione, ha raccontato alcune cose di sé e della sua vita: il lavoro nel marketing assicurato buttato alle ortiche per andare a servizio in un ristorante, la nonna che le ha insegnato a cucinare (verbo che in Inghilterra va sempre usato con le pinze) quando lei giovanissima era in difficoltà psicologica, i lavori “femminili” riservati nelle cucine alle donne (la decorazione dei dolci) e mai la cottura della carne. “Il mio libro è uno spaccato su cosa significhi essere una giovane donna e lavorare come chef a Londra, ma in un senso più ampio, racconta cosa voglia dire avere vent’anni, vivere in una grande città e dover trovare una propria identità e uno scopo nella vita”. Il personaggio e la missione di Slutty Cheff invece sono nati per caso: “Un giorno ero annoiata, così ho creato un account Instagram. Anche il nome è stato una scelta casuale. Volevo restare anonima, non avevo ambizioni di farne un’attività o nulla di simile. Fu un momento di divertimento mentre stavo lavorando nella cucina di un ristorante”.